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	<title>Sud si gira &#187; Calabria</title>
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	<description>Cinema, tv e territorio</description>
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		<title>&#8220;Il mio posto è qui&#8221;, storia di emancipazione femminile ambientata in Calabria</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2024 12:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paola Abenavoli]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una storia di empowerment femminile, di presa di coscienza, di riscatto, di autodeterminazione, in un piccolo paese della Calabria, nell’immediato dopoguerra: la storia di Marta, ragazza madre, promessa ad un vedovo più grande di lei, immersa in un’atmosfera patriarcale, trova la sua strada di realizzazione personale attraverso l’amicizia con Lorenzo, omosessuale, aiutante del parroco e organizzatore di matrimoni. Due persone che uniscono le loro solitudini, la loro autenticità, alla ricerca del loro posto nel mondo: <strong>“Il mio posto è qui”</strong> è il film (dal 9 maggio nelle sale), firmato a quattro mani da <strong>Cristiano Bortone e Daniela Porto</strong>, anche autrice del libro da cui è stata tratta la sceneggiatura, girato lo scorso anno a <strong>Gerace</strong> e in parte anche in <strong>Puglia</strong>. Ma l’ambientazione &#8211; pur fondante, ispirata a racconti reali riportati alla regista dalla madre, calabrese come il padre dell&#8217;autrice &#8211; rappresenta un’universalità, una condizione che attraversa strati sociali, luoghi, come peraltro ci suggerisce “C’è ancora domani”, cui questo film, girato precedentemente, sembra ricollegarsi idealmente, attraverso il filo comune delle tematiche trattate.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui l’empowerment avviene per mezzo della conoscenza, della lettura, della cultura e soprattutto del lavoro, come elemento propulsivo per il riscatto di Marta; ma anche il tema dei diritti e, in particolare, di quello al voto per le donne è molto forte in questo film, e ritorna, come una costante, come primo passo per una presa di coscienza, attiva, coraggiosa, che la protagonista mostra fin da subito, mettendosi contro tutti (con l&#8217;aiuto anche di altre donne, dalla dolce e complice suocera, la sempre straordinaria Anna Maria De Luca, all&#8217;attivista del Pci, che la spinge a studiare dattilografia). Il percorso di Marta è, in questo senso, sofferto ma lineare, dubbioso nel prendere il “la”, nello staccarsi da doveri e convenzioni, ma frutto di un’anima desiderosa di determinarsi nella sua unicità.</p>
<p style="text-align: justify;">Un personaggio cui dà vita, con grande intensità, <strong>Ludovica Martino</strong>, che si è calata con impegno e professionalità nel ruolo, in particolare nel restituire la realtà, la verità della protagonista attraverso il dialetto e risultando davvero molto credibile. Costruendo anche un connubio perfetto &#8211; che dà altrettanta credibilità al rapporto che si crea tra i due &#8211; con <strong>Marco Leonardi</strong>, che offre un’interpretazione forte e misurata nello stesso tempo. È sui loro volti, sul percorso dei loro personaggi, sul loro mutuo aiuto nel comprendere quale sia la strada da intraprendere, che si sviluppa e si regge il film. Accompagnato da un’ambientazione sicuramente inusuale, su una ruralità fotografata nella sua essenza, su una luce volutamente naturale, rifuggendo un&#8217;immagine di patinata perfezione che, comunque, ha raramente lambito questi luoghi, a livello cinematografico. Una scelta degli autori che riporta all’epoca della storia e tende a sottolineare l’ombra della sofferenza e, di contro, la luce di paesaggi che affascinano, nella natura incontaminata, gli unici posti in cui Marta si sente libera. Ambientazione che, tuttavia, va letta ed evoca una <strong>visione universale</strong>, uno sguardo su una problematica che riguardava &#8211; e purtroppo ancora riguarda &#8211; tutto il Paese, come ci ricorda non solo il film di Paola Cortellesi. Una visione che il film propone, appunto, da una prospettiva diversa (in cui, però, forse alcune storie collaterali, come il rapporto tra le sorelle, avrebbero meritato uno sviluppo maggiore), e con un linguaggio cinematografico più diretto, in cui anche l’uso del dialetto &#8211; spesso utilizzato al cinema come elemento aggiuntivo o folkloristico, che a volte rischia di far cadere nel macchiettistico &#8211; diviene invece elemento essenziale di racconto, non tanto iperrealistico, ma naturale.</p>
<div id="attachment_8309" style="width: 262px" class="wp-caption alignleft"><img class="wp-image-8309" src="https://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2024/05/il-mio-posto-e-qui-locandina-scaled.jpg" alt="" width="252" height="353" /><p class="wp-caption-text">La locandina del film</p></div>
<p style="text-align: justify;">Calabria, dunque, che ritorna nella lingua utilizzata, nell&#8217;ambientazione &#8211; pur se, come si diceva, in un&#8217;ottica universale, come spesso accade nel rapporto tra cinema e territori, in cui i luoghi possono avere la funzione di rappresentare temi e storie che superano confini ed epoche &#8211; e anche nel cast, con la presenza di interpreti calabresi, tra cui, oltre i già citati Leonardi e De Luca, anche <strong>Francesco Aiello</strong>, nel ruolo di Enrico, <strong>Saverio Malara</strong> (Don Antonio) e <strong>Francesco Arcudi</strong> (Davide).</p>
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		<title>La Calabria e l&#8217;universalità di un territorio nel film &#8220;Il paese interiore&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 17:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paola Abenavoli]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Un modo differente di guardare alla Calabria, di descriverla. E soprattutto di parlarne per immagini: dove l&#8217;immagine non è mai didascalica, non sottolinea, ma evidenzia quella metafora che il paese rappresenta, &#8220;ogni luogo contiene il mondo&#8221;. E&#8217; il modo di leggere la Calabria che traspare da <i>Il paese interiore</i>, il mediometraggio scritto e diretto dal giornalista <b>Luca Calvetta</b> (che da anni si occupa della parte culturale e di approfondimento del programma <i>diMartedì</i>, condotto da Giovanni Floris), con la fotografia e il montaggio di <b>Massimiliano Curcio</b>, e che si ispira all&#8217;opera dell&#8217;antropologo <b>Vito Teti</b>.</p>
<p>L&#8217;universalità di un territorio, dunque, questa capacità del luogo (di quelli del sud in particolare) di contenere in sè ogni tempo e ogni spazio, ogni contrasto che poi riflette quello interiore dell&#8217;uomo, è al centro della visione moderna del cinema, del suo rapporto con i territori: come ripetiamo da tempo, il paesaggio, il territorio, non solo cartolina e il luogo non solo immagine di un aspetto, ma insieme di contrasti e di voglia di rinascita, che il luogo stesso riflette.</p>
<p>Immagini che sostengono le parole e viceversa: è come se <i>Il paese interiore</i> fosse riuscito a tradurre per immagini le parole di Vito Teti (che appare nel corto, ma mai intervistato, così come quasi tutte le persone ritratte: i loro pensieri, le loro riflessioni riecheggiano attraverso la voce narrante, quella &#8211; dalla straordinaria capacità affabulatoria &#8211; di Ascanio Celestini). La storia, le scelte, il modo di guardare ai luoghi dell&#8217;antropologo si riflettono con profondità in questo medioometraggio, che sceglie uno stile visivo che va oltre il documentario, la testimonianza, per cogliere l&#8217;anima del luogo stesso. Anche in questo, alcune immagini sembrano rimandare a quelle delle opere di Michelangelo Frammartino, che nel paesaggio, nei territori della Calabria vede una fonte di linguaggio cinematografico e negli stessi territori legge le fasi della vita dell&#8217;uomo, con realismo e poeticità al tempo stesso. Chi, come gli autori, conosce bene questi luoghi, sa ritrarli in profondità e cogliere quell&#8217;anima sospesa che li caratterizza.</p>
<p>Un lavoro, quello di Luca Calvetta e Massimiliano Curcio, da vedere e rivedere, rileggendo Teti e pensando a De Seta.</p>
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		<title>Ischia Film Festival: anche &#8220;Regina&#8221; (girato in Calabria) tra i film in concorso</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2021 18:27:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Saranno otto i paesi che si contenderanno il premio per il miglior film alla 19esima edizione dell’Ischia Film Festival che si terrà in presenza di pubblico e talent dal 26 giugno al 3 luglio. Opere in concorso provenienti da Israele, Francia, Finlandia, Cina, Stati Uniti, Polonia, Portogallo e Italia, che saranno introdotte dal vivo dai [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Saranno otto i paesi che si contenderanno il premio per il miglior film alla<b> 19esima edizione dell’Ischia Film Festival</b> che si terrà <b>in presenza</b> di pubblico e talent dal <b>26 giugno al 3 luglio</b>. Opere in concorso provenienti da Israele, Francia, Finlandia, Cina, Stati Uniti, Polonia, Portogallo e Italia, che saranno introdotte dal vivo dai registi e dalle loro delegazioni negli spazi della Piazza d’Armi e in quelli suggestivi della Chiesa Barocca del Castello Aragonese di Ischia.</p>
<p>&#8220;Un ritorno all’internazionalizzazione a cui per causa di forza maggiore abbiamo dovuto rinunciare l’anno scorso”, ha dichiarato entusiasta il direttore del festival <b>Michelangelo Messina</b>.</p>
<p>Sarà presentato in anteprima mondiale “<b>Mr. Motor”</b>, di Hehe Mi, mentre farà la sua prima uscita internazionale “<b>Echoes of the Empire: Beyond Genghis Khan”</b>, di Robert H. Lieberman. E ancora, altre prime italiane, come “<b>Le Café de mes Souvenirs”</b>, di Valto Baltzar, o “<b>Pozzis, Samarcanda”</b>, di Stefano Giacomuzzi. E, tra i film in concorso, anche un film girato in Calabria, che ha già riscosso un grande successo al Torino Film Festival: parliamo di <strong>&#8220;Regina&#8221;, di Alessandro Grand</strong>e, autore già ospite in passato dell’Ischia Film Festival e vincitore della sezione cortometraggi nel 2013 con “Margerita”.</p>
<p>Riconfermata anche la <b>giuria internazionale,</b> composta da Karin Hoffinger del Festival di Berlino, Emanuela Martini, già direttrice del Torino Film Festival, e dal croato Zlatko Vidackovic, direttore del Festival Internazionale di Pula.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Regina&#8221; di Alessandro Grande: la recensione</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 17:00:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Una diversa concezione del rapporto cinema-territorio, quella più autentica: il territorio come linguaggio cinematografico, come elemento non accessorio ma protagonista, metafora &#8211; come sottolinea lo stesso regista &#8211; delle emozioni dei personaggi, elemento narrativo e non sfondo. Un territorio identitario e universale al tempo stesso: e per la Calabria è qualcosa che non è avvenuto [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Una diversa concezione del rapporto cinema-territorio, quella più autentica: il territorio come linguaggio cinematografico, come elemento non accessorio ma protagonista, metafora &#8211; come sottolinea lo stesso regista &#8211; delle emozioni dei personaggi, elemento narrativo e non sfondo. <strong>Un territorio identitario e universale al tempo stesso</strong>: e per la <strong>Calabria</strong> è qualcosa che non è avvenuto con facilità in passato, anzi, possiamo dire che forse questa sia una delle rarissime volte in cui si è utilizzato il territorio in tal senso. Un film in cui si racconta una storia di un padre e di una figlia, di un rapporto familiare, di una crescita, di una presa di coscienza: <strong>una storia universale, raccontata in Calabria.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.sudsigira.it/wp-content/uploads/2020/11/OFF_Regina_04.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1639" src="http://www.sudsigira.it/wp-content/uploads/2020/11/OFF_Regina_04-300x126.jpg" alt="OFF_Regina_04" width="300" height="126" /></a>&#8220;Regina&#8221; di Alessandro Grande</strong>, presentato oggi come unico film italiano in concorso al <strong>Torino Film Festival</strong>, rappresenta, dunque, un momento importante, che attesta un profondo cambiamento nella lettura del territorio, del fare cinema in questo territorio, raccontandolo e rendendolo metaforico al tempo stesso. Il tutto attraverso uno sguardo cinematografico ben preciso, ben calibrato, un uso della macchina da presa che mostra una maturità registica, una mano sicura, nonostante Grande sia alla prima prova nel lungometraggio: piani sequenza utilizzati non in chiave estetizzante, ma funzionali al racconto, per entrare nel racconto stesso, per seguire i personaggi nel loro percorso. E questo conferisce una fluidità di ritmo alla narrazione, che è sicuramente uno degli elementi portanti del film.</p>
<p>C&#8217;è il sogno della musica (che accomuna la giovane protagonista al regista), c&#8217;è il dolore inespresso di padre e figlia, ci sono i tanti non detti, mediati dagli sguardi di <strong>Francesco Montanari</strong> e della giovane <strong>Ginevra Francesconi</strong>, emozionante e talentuosa anche nel canto. E la musica è parte essenziale di &#8220;Regina&#8221;: la canzone principale, l&#8217;intera colonna sonora, si integrano perfettamente con le atmosfere del film, le creano insieme alla fotografia. Elementi che costruiscono la maturazione dei protagonisti, ma anche quella del cinema &#8220;made in Calabria&#8221;, che oggi viene attestata anche dalla prova di Grande.</p>
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		<title>&#8220;Il territorio come metafora&#8221;: presentato al Torino Film Festival il film di Alessandro Grande, &#8220;Regina&#8221;, girato in Calabria</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 11:21:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paola Abenavoli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Una Calabria diversa, &#8220;distante da quella che vediamo solitamente nei film ambientati nel territorio&#8221;, afferma il moderatore della conferenza stampa del film &#8220;Regina&#8221;, di Alessandro Grande, regista calabrese che ha voluto girare proprio nella sua terra il suo primo lungometraggio, unico film italiano in concorso al Torino Film Festival, accolto con grandi consensi. Un territorio [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Una <strong>Calabria </strong>diversa, &#8220;distante da quella che vediamo solitamente nei film ambientati nel territorio&#8221;, afferma il moderatore della conferenza stampa del film <strong>&#8220;Regina&#8221;, di Alessandro Grande,</strong> regista calabrese che ha voluto girare proprio nella sua terra il suo primo lungometraggio, unico film italiano in concorso al <strong>Torino Film Festival, </strong>accolto con grandi consensi.</p>
<p>Un territorio metaforico, il territorio, dunque, come fonte di linguaggio cinematografico. &#8220;Mi è venuto spontaneo ambientare una storia lontana dallo stereotipo sole, mare, case incomplete &#8211; ha dichiarato il regista in conferenza stampa &#8211; Ho pensato che fosse l&#8217;occasione giusta per farlo raccontando la mia montagna, che si unisce ai personaggi: all&#8217;inizio c&#8217;è questo sole pallido che identifica il loro rapporto, più unito; man mano che entriamo nel dramma, il clima è molto più rigido, molto più freddo. Il clima, insomma, come metafora dei personaggi&#8221;. E &#8220;quei territori &#8211; aggiunge dopo &#8211; mi appartengono, ho amato sempre più la montagna rispetto al mare, qui trascorrevo le vacanze&#8221;.</p>
<p>Parla ancora del territorio, Alessandro Grande, durante la conferenza, rispondendo a chi evidenzia il fatto di &#8220;aver raffigurato questi paesaggi bellissimi, immacolati, questi laghi e poi il contrasto con ciò che è il racconto della piccola malavita&#8221;: &#8220;l&#8217;idea alla base era lasciare sullo sfondo una parte un po&#8217; più negativa, una parte lontana, e stare il più possibile con i personaggi, con questo paesaggio. Quando si ambienta la storia in un luogo, da quel luogo si devono cogliere diversi aspetti, non solo la bellezza scenica; le cose negative le ho volute lasciare sullo sfondo, perchè non sono importanti per questa storia&#8221;.</p>
<p>Sempre Calabria anche nella musica, con un cameo di Brunori Sas: Grande racconta il loro primo colloquio, imitando il cantautore che gli risponde di non potere partecipare al film, perchè lui è di Cosenza e Grande di Catanzaro! &#8220;Ma naturalmente &#8211; aggiunge il regista &#8211; l&#8217;ho subito convinto. Dario è un personaggio importante per il nostro territorio, la Calabria ha bisogno di questi artisti e di portare un messaggio in Italia, e grazie a lui arriva. Mi sembrava carino accompagnare la fine del film con un suo cameo. Mi sarebbe piaciuto moltissimo poterlo &#8220;sfruttare&#8221; di più, perchè secondo me lui funziona molto bene nel cinema, ma la storia andava in altre direzioni&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Al via a Rende le riprese di &#8220;Ostaggi&#8221;, con Vanessa Incontrada e Gianmarco Tognazzi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 13:20:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paola Abenavoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Vanessa Incontrada torna in Calabria, dopo il successo della fiction &#8220;Come una madre&#8221;, per girare un nuovo film. Iniziano, infatti, oggi, a Rende, le riprese di Ostaggi, il film di Eleonora Ivone tratto dall’omonima pièce teatrale scritta da Angelo Longoni, qui autore della sceneggiatura insieme alla regista. Protagonisti, insieme a Vanessa Incontrada, Gianmarco Tognazzi, Elena [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vanessa Incontrada</strong> torna in <strong>Calabria</strong>, dopo il successo della fiction <strong>&#8220;Come una madre&#8221;</strong>, per girare un nuovo film. Iniziano, infatti, oggi, a <strong>Rende</strong>, le riprese di <em>Ostaggi</em>, il film di <strong>Eleonora</strong> <strong>Ivone</strong> tratto dall’omonima pièce teatrale scritta da <strong>Angelo</strong> <strong>Longoni</strong>, qui autore della sceneggiatura insieme alla regista.</p>
<p>Protagonisti, insieme a Vanessa Incontrada, <strong>Gianmarco</strong> <strong>Tognazzi</strong>, <strong>Elena Cotta, Francesco Pannofino, Alessandro Haber, Jonis Bascir, Eleonora Ivone.</strong></p>
<p>&#8220;<em>Ostaggi</em> è una commedia movimentata, caratterizzata da una comica adesione alla realtà sociale dei tempi che viviamo. In <em>Ostaggi</em>, un uomo è inseguito dalla polizia perché ha rapinato una banca, entra in una panetteria e prende in ostaggio gli avventori. Ne nasce una commedia imprevedibile in cui Marco (Gianmarco Tognazzi), rapinatore improvvisato, è un piccolo imprenditore che all’ennesima cartella esattoriale dà di matto. Ambra (Vanessa Incontrada) è una ex infermiera, ora prostituta “in proprio”. Regina (Elena Cotta) è una pensionata cardiopatica dai guizzi rivoluzionari. Remo (Francesco Pannofino), un panettiere pavido e aggressivo. Nabil (Jonis Bascir) è un venditore siriano saggio. Il commissario (Alessandro Haber) e la negoziatrice Anna (Eleonora Ivone) devono risolvere la situazione. Questo mix umano si ritrova intrappolato in una situazione tragicomica, dove il gioco si fa sempre più imprevedibile.</p>
<p>«<em>Ostaggi</em> è un divertente apologo sulla profonda crisi che in molti cercano di negare. Il concetto che sta alla base del racconto è semplice ma fondamentale: “se nessuno fa nulla, non cambierà mai nulla”. Quelle dei cinque personaggi sono le tensioni e le paure di chi è ostaggio in altri modi e in altre situazioni all’interno della società», dichiara la regista Eleonora Ivone, attrice teatrale riconosciuta, che con <em>Ostaggi</em> esordisce nel lungometraggio. La sua precedente esperienza cinematografica è il cortometraggio da lei scritto e diretto <em>Apri</em> <em>le</em> <em>labbra</em>, sul tema dell’abuso infantile, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e alla Festa di Roma, Premio Migliore Opera Prima al Terra di Siena Film Festival, Premio Migliore Sceneggiatura e Colonna Sonora al Festival dei Popoli e delle Religioni di Terni.</p>
<p>Il direttore della fotografia è Patrizio Patrizi, la scenografia è di Fabio Vitale, i costumi sono di Grazia Materia e Rosanna Sisto.</p>
<p><em>Ostaggi</em> è prodotto da <strong>Fenix</strong> <strong>Entertainment</strong> <strong>Spa</strong> in associazione con Wake Up, società di Eleonora Ivone e Angelo Longoni Sarà realizzato con un budget di 1,5 milioni di euro, di cui 160000 finanziati dalla <strong>Calabria Film Commission</strong>, previo impegno della produzione di reinvestire l’apporto sul territorio calabro&#8221;.</p>
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		<title>Torna il festival &#8220;La Guarimba&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 10:53:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paola Abenavoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Amantea]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Un’edizione sicuramente ridotta quella de La Guarimba International Film Festival – ad Amantea (CS), in Calabria, dal 7 al 12 agosto –, che rispetta le linee guida date dall’emergenza sanitaria ma che non dimentica la propria terra e le connessioni con gli altri mondi, seppure quest’anno prettamente virtuali. «Abbiamo da subito rifiutato l’idea di un [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Un’edizione sicuramente ridotta quella de <strong>La Guarimba International Film Festival</strong> – ad Amantea (CS), in Calabria, dal 7 al 12 agosto –, che rispetta le linee guida date dall’emergenza sanitaria ma che non dimentica la propria terra e le connessioni con gli altri mondi, seppure quest’anno prettamente virtuali.</p>
<div id="attachment_1593" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.sudsigira.it/wp-content/uploads/2020/06/guarimba-manifesto.jpg"><img class="wp-image-1593" src="http://www.sudsigira.it/wp-content/uploads/2020/06/guarimba-manifesto-300x113.jpg" alt="guarimba manifesto" width="300" height="117" /></a><p class="wp-caption-text">La locandina ufficiale del festival</p></div>
<p>«Abbiamo da subito rifiutato l’idea di un festival online– commenta l’ideatore Giulio Vita –. Un festival non è un posto dove si vedono i film e basta. È un luogo di incontro, un rito pagano che ha bisogno della nostra presenza fisica. Un festival online non è un festival, soprattutto non è La Guarimba, perché noi siamo, prima di ogni cosa, una comunità che si ritrova ogni anno ad Amantea con la missione di <em>riportare il cinema alla gente e la gente al cinema</em>. Sarà una edizione diversa, in un comune recentemente sciolto per mafia, ma ci auguriamo sia anche un’occasione per riflettere sull’ossessione per gli eventi di massa. Speriamo finalmente si capisca l’importanza che hanno le piccole Guarimba in giro per il mondo, che illuminano i paesi senza cinema ricordandoci quanto sia bello sedersi insieme e confrontarsi in modo orizzontale».</p>
<p>Un’ottava edizione che celebra il ritorno al rito del cinema, regalando proiezioni sotto le stelle al pubblico di Amantea, e al tempo stesso contribuisce al miglioramento dell’offerta turistica con un evento di richiamo per i giovani provenienti da tutta la regione e a muovere l’economica locale: «Vogliamo essere parte della soluzione», sottolinea Giulio Vita.</p>
<p>«Come Festival siamo riusciti a gestire i tagli economici e non ci tiriamo indietro – continua Vita –. Abbiamo tagliato e rimodulato alcuni contenuti extra, garantendo i compensi a tutto lo staff, fermamente convinti che gli operatori culturali meritano dignità».</p>
<p>La Guarimba International Film Festival 2020 sarà realizzata grazie al <strong>sostegno del MiBACT</strong>, dell’<strong>Ambasciata de Gli Stati Uniti</strong>, <strong>Ambasciata della Germania</strong>, <strong>Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi</strong>, dalla <strong>Rappresentanza del Governo delle Fiandre in Italia</strong> e dal <strong>Forum Austriaco di Cultura Roma</strong>, segno di una significativa cooperazione internazionale e principale obiettivo del Festival, quello di veicolare la cultura per promuovere valori di democrazia partecipativa, integrazione e accessibilità&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;</strong>Ideato nel 2012 da Giulio Vita e Sara Fratini, La Guarimba, che in venezuelano significa “posto sicuro”, <strong>in 7 anni</strong> ha registrato circa <strong>25mila spettatori</strong>. L’edizione 2020, prevede in <strong>6 giornate</strong> ben <strong>160 cortometraggi</strong> provenienti da <strong>54 paesi</strong> diversi che rappresentano tutti i continenti, selezionati tra i <strong>1160 iscritti</strong> e divisi in <strong>6 categorie</strong>: Fiction, Animazione, Documentario, Film Sperimentali, Videoclip e il programma <em>La Grotta dei Piccoli</em>, un festival nel festival dedicato ai piccoli spettatori realizzato in collaborazione con UNICEF Italia.</p>
<p>Quest’anno La Guarimba torna alle sue radici, al rito del cinema come atto sociale e di condivisione. Sono annullati i concerti, i pranzi sociali e le conferenze che invece verranno trasferite online. Spazio quindi alla formazione con <strong>ben 5 webinar </strong>completamente gratuite che accoglieranno fino a un massimo di 100 iscritti. La prima, <strong>Fundraising For Documentaries</strong>, è fissata il 6 giugno. A cura della regista americana <strong>Anayansi Prado </strong>e realizzata in collaborazione con l&#8217;Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, American Film Showcase e University of California, la webinar <em>Fundraising For Documentaries </em>propone al pubblico de La Guarimba, ai professionisti e alle nuove generazioni di registi, una masterclass incentrata sul finanziamento di un documentario, in linea con una delle vocazioni del festival: sostenere e promuovere il cinema indipendente&#8221;.</p>
<div id="attachment_1594" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.sudsigira.it/wp-content/uploads/2020/06/la_guarimba6.jpg"><img class="size-medium wp-image-1594" src="http://www.sudsigira.it/wp-content/uploads/2020/06/la_guarimba6-300x194.jpg" alt="Un momento delle scorse edizioni del festival" width="300" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento delle scorse edizioni del festival</p></div>
<p>Per quanto riguarda il programma, &#8220;una selezione accurata quella di Sara Fratini, Giulio Vita, Alex Spagnolo, Marta Miquel, Jacinta Agten, Valeria Werasinghe &amp; Sam Morrill, programmatori de La Guarimba e quest’anno anche giuria ufficiale del Festival. Una scelta che punta a raccogliere visioni e stili diversi, differenze linguistiche e socio culturali con lo scopo di aprire riflessioni sul mondo.</p>
<p>Sono 20 i corti della categoria <strong>Fiction</strong>, 10 quelli di <strong>Animazione</strong> e 10 del <strong>Documentario</strong>, tutti generi da sempre in competizione al festival, caposaldo del programma, che puntano a rappresentare il meglio delle nuove proposte audiovisive del panorama mondiale. Nel programma anche la sezione <strong>Video Musicali</strong> con 10 videoclip in concorso. Una categoria nata nel 2016 per dare dignità a questa forma narrativa, da sempre sottovalutata all’interno dell’industria dell’audiovisivo, a livello culturale e finanziario.</p>
<p>Per la categoria <strong>Insomnia</strong> (Film Sperimentali) con 5 corti in concorso, dal 2018 continua a manifestarsi la voglia de La Guarimba di ampliare gli spazi di fruizione cinematografica: un contenitore di linguaggi inediti e proposte coraggiose.</p>
<p>Uno sguardo sempre attento sui grandi temi del presente con una programmazione fuori concorso: per <strong>MigrArti </strong>saranno 3 i corti dedicati agli italiani di seconda generazione; con <strong>Americania</strong>, sezione curata da Sam Morrill, verranno presentati 6 corti ambientati a New York, alcuni di questi anteprime mondiali girate durante il lockdown. Infine la sezione speciale <strong>Karmala</strong>, denso programma a cura di Keba Danso che vuole dare visibilità al cinema dell’Africa Sub-Sahariana. <em>Karmala </em>quest’anno renderà omaggio al regista, compositore e attore senegalese Djibril Diop Mambéty, noto per il suo distinto stile surrealista e la sua affascinante interpretazione di temi come la politica, il potere, la ricchezza e le condizioni sociali in Africa.</p>
<p>La Guarimba ha previsto anche un festival per i piccoli spettatori con <strong>La Grotta dei Piccoli</strong>, una programmazione di <strong>100 corti animati</strong> realizzata insieme ad UNICEF Italia ideata per avvicinare i bambini e i ragazzi al mondo del cinema. All’interno de La Grotta dei Piccoli anche una <strong>selezione speciale a tema ambientalista</strong> ispirata al progetto di sostenibilità de La Guarimba <em>Cambur</em> per spiegare ai più piccoli il delicato rapporto tra uomo e natura.</p>
<p>Come ogni anno è stata realizzata anche <strong>Artists for La Guarimba</strong>, la <strong>mostra online e offline</strong> curata da Sara Fratini, che seleziona <strong>15 illustratori internazionali</strong> ai quali è chiesto di realizzare una locandina che promuova la nuova edizione del festival attraverso la propria personale interpretazione della scimmia guarimbera, simbolo e portavoce dell’iniziativa.</p>
<p>La locandina ufficiale, realizzata come sempre da Mikel Murillo, è nata per sensibilizzare il pubblico alla crisi ambientale, tematica molto cara al festival, che dal 2018 porta avanti il progetto <em>Cambur</em>, anima ecologica de La Guarimba. Nel delicato momento in cui tutti ci troviamo, l’immagine di Murillo conferma la missione del festival, sempre più convinto del potere che la cultura e il cinema hanno nelle trasformazioni che vorremmo vedere nel mondo.</p>
<p>Da sempre attenta ad una comunicazione virale, La Guarimba lo scorso anno ha creato un canale su Giphy Arts, la piattaforma americana più grande al mondo per la creazione di GIF animate. Con le proprie realizzazioni il Festival ha ottenuto più di 400 milioni di visualizzazioni tanto da attirare l’attenzione di Giphy Arts che ha voluto finanziare un <strong>contest per la Miglior Gif della Guarimba Film Festival 2020</strong> con un premio di ben 500 dollari&#8221;.</p>
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		<title>Calabria Film Commission, in pre informazione i bandi produzione e videoclip</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 13:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paola Abenavoli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Si è svolto, nei giorni scorsi, un incontro tra Jole Santelli, Presidente della Giunta della Regione Calabria e Giuseppe Citrigno, Presidente della Calabria Film Commission. Oggetto dell&#8217;incontro: il rilancio del comparto cinematografico in tempi di Covid-19 con particolare attenzione nei confronti del rilancio della Regione Calabria in termini di promozione, attraverso uno strumento strategico come [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Si è svolto, nei giorni scorsi, un incontro tra Jole Santelli, Presidente della Giunta della Regione Calabria e Giuseppe Citrigno, Presidente della Calabria Film Commission. Oggetto dell&#8217;incontro: il rilancio del comparto cinematografico in tempi di Covid-19 con particolare attenzione nei confronti del rilancio della Regione Calabria in termini di promozione, attraverso uno strumento strategico come la fondazione calabrese dedicata all&#8217;audiovisivo e all&#8217;industria cinematografica.</p>
<p>Al fine di poter dare nuovo impulso al settore, fortemente penalizzato dall&#8217;emergenza coronavirus &#8211; si legge in una nota della Film Commission &#8211; si è deciso di pubblicare gli Avvisi per sostenere le produzioni per lungometraggi, serie tv, cortometraggi e documentari nonché la produzione di videoclip. Gli Avvisi saranno pubblicati in una prima fase in pre-informazione e poi in via ufficiale. Tenuto conto del fatto che le misure nazionali di contenimento relative al Covid-19 sono, ad oggi, fissate al 3 maggio 2020, questa metodologia permetterà, sin da subito, a chiunque volesse aderire, di avere la certezza delle modalità di partecipazione dell’Avviso al quale è interessato, senza doversi preoccupare del decorso dei termini di presentazione. I termini ufficiali di presentazione delle domande saranno comunicati in un secondo momento, sempre alla luce delle misure nazionali di contenimento relative al Covid-19 e con lo scopo di agevolare i partecipanti&#8221;.</p>
<p><em>&#8220;</em><strong>Si tratta, dunque, del nuovo bando della Fondazione Calabria Film Commission di incentivi pubblici</strong> <strong>per l’attrazione di produzioni audiovisive e cinematografiche nazionali e internazionali nel territorio della Regione Calabria (per lungometraggi, documentari e corti)</strong><strong>. </strong>Inoltre, in pre-informazione <strong>l’avviso per il sostegno a produzioni audiovisive musicali nazionali e internazionali (videoclip) nei territori della Regione Calabria</strong>. Bandi che mirano alla promozione del territorio calabrese. Valorizzando il patrimonio storico, naturalistico e culturale e che punta, soprattutto, allo sviluppo di nuove competenze professionali e a creare occupazione giovanile nel settore dell&#8217;audiovisivo.</p>
<p><em>“In questo momento così delicato e di emergenza, in accordo con il Presidente Jole Santelli abbiamo stabilito che la priorità sarà quella di unire le forze tra istituzioni. Favorire la fase di programmazione per la ripresa del settore, garantendo il futuro delle professionalità del comparto, questo il nostro comune impegno”&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;Dopo i successi e i riconoscimenti a livello nazionale e internazionale degli ultimi tre anni&#8221;, come quello per il film &#8220;Inverno&#8221; (<em>nella foto</em>), &#8220;la FCFC ha già pronti, dunque, appositi Avvisi per sostenere le produzioni per lungometraggi, serie tv, cortometraggi e documentari nonché la produzione di videoclip.</p>
<p>Inoltre, Italian Film Commissions (di cui è membro FCFC) e Netflix hanno annunciato la creazione del Fondo di Sostegno per la TV ed il Cinema nell’emergenza COVID-19 con l’obiettivo di fornire supporto emergenziale, a breve termine, alle maestranze e alle troupe dell’industria audiovisiva italiana direttamente colpite dallo stop alle produzioni sul territorio per la crisi legata al Coronavirus. Netflix metterà a disposizione un milione di euro per la costituzione del Fondo di Sostegno per la TV ed il Cinema nell’emergenza COVID-19, che sarà gestito da Italian Film Commissions e sarà destinato al supporto di emergenza a figure professionali dell’industria televisiva e cinematografica come ad es. elettricisti, montatori e truccatori, il cui lavoro è stato maggiormente colpito dalla pandemia in corso. Ulteriori dettagli sul fondo e sui criteri per accedervi sono in fase di definizione e saranno resi noti nei prossimi giorni sul sito di Italian Film Commissions: <a href="http://www.italianfilmcommissions.it/">www.italianfilmcommissions.it&#8221;</a>.</p>
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		<title>Dal 2 febbraio, su Raiuno, la serie &#8220;Come una madre&#8221;, girata anche in Calabria</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 11:06:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paola Abenavoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Come una madre]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Zeno]]></category>
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		<category><![CDATA[Ninni Bruschetta]]></category>
		<category><![CDATA[Rai1]]></category>
		<category><![CDATA[Sebastiano Somma]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Montedoro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Tropea, Parghelia, Pizzo, Briatico, Monasterace, Gerace, Pentadattilo: sono queste le location calabresi della serie tv “Come una madre”, che andrà in onda su Rai1, a partire da domenica 2 febbraio. Protagonista è una delle interpreti più amate dal pubblico, ovvero Vanessa Incontrada che, in un&#8217;intervista rilasciata al settimanale &#8220;Sorrisi e canzoni&#8221;, ha dichiarato proprio che, [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tropea, Parghelia, Pizzo, Briatico, Monasterace, Gerace, Pentadattilo</strong>: sono queste le location calabresi della serie tv <strong>“Come una madre”</strong>, che andrà in onda su <strong>Rai1,</strong> a partire da <strong>domenica 2 febbraio</strong>. Protagonista è una delle interpreti più amate dal pubblico, ovvero <strong>Vanessa Incontrada</strong> che, in un&#8217;intervista rilasciata al settimanale &#8220;Sorrisi e canzoni&#8221;, ha dichiarato proprio che, tra le location scelte per girare la fiction, quella che l&#8217;ha colpita di più è stata la Calabria.</p>
<p>La miniserie, in tre puntate, diretta da <strong>Andrea Porporati, </strong> è prodotta da <strong>11 Marzo Film, Rai Fiction e sostenuta da Calabria Film Commission.</strong></p>
<p>Nel cast, oltre a Vanessa Incontrada, tanti altri famosissimi nomi, come quello di <strong>Giuseppe Zeno</strong> (che in Calabria ha vissuto molti anni e si è formato artisticamente), <strong>Sebastiano Somma, Simone Montedoro, Marco Cocci, Ivan Franek, Katia Ricciarelli, Ninni Bruschetta e Luigi Diberti.</strong></p>
<p>La protagonista è <strong>Angela (interpretata, appunto, da Vanessa Incontrada)</strong>, &#8220;una donna coraggiosa che cercherà di ritrovare se stessa dopo la morte del figlio e si ritroverà suo malgrado coinvolta in una vicenda di omicidio. Un po&#8217; road movie e un po&#8217; fiaba nera&#8221;.</p>
<p>&#8220;Dopo l&#8217;incidente mortale, i traumi conseguenti alla tragedia e la decisione di separarsi dal marito Lino (<strong>Simone Montedoro</strong>), la protagonista Angela si troverà coinvolta in una pericolosa vicenda poiché Elena, una donna della quale era diventata amica, verrà uccisa. Angela deciderà di salvare i figli della vittima dalla mano degli sconosciuti assassini che cercheranno di eliminare anche i due bambini. Mentre la polizia sospetterà di Angela, quest&#8217;ultima si darà alla fuga sia dalle autorità che la credono colpevole sia dagli assassini di Elena&#8221;.</p>
<p>&#8220;Proprio qui in Calabria – ha spiegato il regista Porporati &#8211; si concluderà la fuga di Angela. Qui incontrerà il misterioso Kim, l’uomo che la madre dei bambini aspettava e Angela troverà la strada per metterli in salvo”.</p>
<p>“Proprio in Calabria – ha spiegato il regista Porporati &#8211; si concluderà la fuga di Angela. Qui incontrerà il misterioso Kim, l’uomo che la madre dei bambini aspettava, Angela troverà la strada per metterli in salvo”.</p>
<p><strong>Come una madre </strong>è una miniserie drammatica che mescola il genere thriller al road movie e  preannunciano una trama intricata in cui la protagonista è Angela Graziani (Vanessa Incontrada), una donna che si porta dentro il dolore incancellabile della <strong>morte del figlio</strong>. Dopo l&#8217;incidente mortale, i traumi conseguenti alla tragedia e la decisione di separarsi dal marito Lino (Simone Montedoro), La protagonista Angela si troverà coinvolta in una <strong>pericolosa vicenda</strong> poiché <strong>Elena</strong> verrà <strong>uccisa</strong>. La Graziani deciderà di salvare i figli della vittima dalla mano degli sconosciuti assassini che cercheranno di eliminare anche i due bambini. Mentre la polizia sospetterà di <strong>Angela</strong>, quest&#8217;ultima si darà alla <strong>fuga</strong> sia dalle autorità che la credono <strong>colpevole</strong> sia dagli <strong>assassini</strong> di Elena che vogliono portare a termine il lavoro.</p>
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		<title>Frammartino gira nel Pollino il suo nuovo film</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 17:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paola Abenavoli]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Calabria Film Commission]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sudsigira.it/wp-content/uploads/2019/10/97463be4-2d9b-44fa-84cc-1308c997cf0d.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1558" src="http://www.sudsigira.it/wp-content/uploads/2019/10/97463be4-2d9b-44fa-84cc-1308c997cf0d-300x158.jpg" alt="97463be4-2d9b-44fa-84cc-1308c997cf0d" width="300" height="158" /></a>Un gruppo di speleologi che dal Piemonte arriva in Calabria e scopre una delle grotte più profonde del mondo; il territorio del Pollino, le sue suggestioni; un regista che del rapporto tra cinema e territorio, dello sguardo profondo sul territorio stesso, sulla sua anima, ha fatto la sua cifra stilistica originalissima, unica. Michelangelo Frammartino, pluripremiato autore, che con &#8220;Il dono&#8221; e &#8220;Le quattro volte&#8221; ha conquistato pubblico e critica internazionali, sta concludendo le riprese del suo nuovo film, &#8220;Il buco&#8221;, proprio in Calabria, in quel Pollino che fu scenario di questa storia, avvenuta nell&#8217;agosto del 1961, quando i giovani componenti del Gruppo Speleologico Piemontese, già esploratori di tutte le cavità del Nord Italia, scelsero di puntare al Sud, &#8220;nel desiderio di esplorare altre grotte sconosciute all’uomo, immergendosi nel sottosuolo di un Meridione, che tutti stavano abbandonando. Qui, nel Pollino, in Calabria, questi giovanissimi speleologi, calandosi nel buio della terra, scopriranno la seconda grotta più profonda del mondo, l’Abisso di Bifurto&#8221;.</p>
<p><em>“&#8221;Il buco&#8221; nasce dall’incontro con il territorio di San Lorenzo Bellizzi e in particolare con lo speleologo calabrese Nino Larocca che conosce profondamente l’Abisso del Bifurto&#8221;, </em>ha affertmato il regista Michelangelo Frammartino, durante la conferenza stampa di fine riprese<em>. &#8220;</em><em>Sono quattro mesi che io e la mia troupe giriamo all’interno di questa grotta. Abbiamo sfidato il buio, l’isolamento, il vuoto per raccontare l’impresa di dodici speleologi che nel 1961 decisero di scendere in Calabria ed esplorare altre profondità”</em>. Ieri, negli spazi del centro polifunzionale di San Lorenzo Bellizzi, dunque, l’incontro con la stampa per annunciare la chiusura delle riprese del film. Al tavolo dei relatori: il Presidente della Calabria Film Commission, Giuseppe Citrigno; il Presidente del Parco nazionale del Pollino, Domenico Pappaterra. Con loro, il regista Michelangelo Frammartino; il produttore di Doppio Nodo, Marco Serrecchia; il Presidente della Società Italiana Speleologi, Vincenzo Martinucci; il Sindaco di San Lorenzo Bellizzi, Antonio Cersosimo e i 12 speleologi che compongono il cast. La fotografia è firmata dal grande Renato Berta, che ha lavorato con maestri della cinematografia come Godard, Resnais, Rohmer, Rivette, Malle, Téchiné, Huillet-Straub, De Oliveira, Gitai, e ha ricevuto, tra gli altri, riconoscimenti anche in Italia con Martone (David di Donatello per la Migliore fotografia di “Noi credevamo”).</p>
<p>L’Abisso del Bifurto, i piani del Pollino, San Lorenzo Bellizzi, le fiumare di Civita e Cerchiara sono le location del film.  Frammartino &#8220;ha scelto di tornare a girare all’interno del Parco Nazionale del Pollino, un sistema montuoso al confine tra Calabria e Basilicata dai picchi impervi di una bellezza immacolata, conosciuto anche come luogo d’incontro tra le uniche tipologie umane in grado di affrontarlo e abitarlo, qui dove ancora resistono i culti arborei di cui è profondo conoscitore Frammartino: ”<em>Dopo le Quattro volte ho deciso di raccontare la storia di un gruppo di speleologi che, in pieno boom economico, hanno deciso di scendere nel Sud ed immergersi nel buio di una grotta”.</em></p>
<p><em>“Il progetto di Frammartino rappresenta per la Caalbria Film Commission un vero e proprio fiore all’occhiello &#8211; commenta il Presidente Citrigno &#8211; uno dei registi più talentuosi del panorama nazionale attenzionato dalla critica internazionale. Un film che lancia un messaggio in piena sintonia con la mission di rilancio dell’immagine del territorio avviata da tempo dalla Regione Calabria e dalla Film Commission</em>”.</p>
<p>“<em>Siamo certi che questo film saprà raccontare l’immenso patrimonio del nostro territorio e le potenzialità del Parco del Pollino &#8211; afferma il Presidente del Parco, Domenico Pappaterra &#8211; Grazie alle sinergie con la Regione Calabria, gli enti, le amministrazioni locali e la Film Commission stiamo ottenendo grandi risultati e le ricadute economiche e culturali sul territorio sono già evidenti. L’opera di Frammartino girerà il mondo e comunicherà anche il calore e l’accoglienza delle nostre comunità e lo straordinario rapporto che hanno con la natura che li circonda”.</em></p>
<p><em>“</em><em>Per usare un termine cinematografico, potremmo dire che le grotte costituiscono un fuori campo assoluto &#8211; conclude Frammartino &#8211; anche perché la notte eterna che regna al loro interno sembrerebbe quanto di più ostile alla macchina da presa. Eppure, chi ama il cinema sa bene che il fuori campo, l’invisibile, rappresentano la sua “sostanza” più profonda. Questo territorio ha un legame particolare con la natura in controtendenza con la cultura occidentale. Qui noi della troupe e il nostro cast abbiamo scoperto che si può diventare tutt’uno con essa. Personaggio del film è, dunque, la grotta e il movimento dei corpi si immergono al suo interno”</em><em>.</em></p>
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